Ci siamo presi una vacanza…

… Ma non temete, Wasteland Fashion torna presto!

  

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Monday Sucks: Punk is dead

La mia adolescenza è stata segnata dall’incapacità di mettere l’eyeliner e dalla folgorazione che ebbi non appena ascoltai Never Mind The Bollocks. Da quel momento, sentii la fortissima esigenza di procurarmi un fidanzato punkabbestia e un sacco di vestiti sdruciti. Mi infilai una spilla nell’orecchio, i Dr. Martens e diedi il via alla fase più autentica della mia vita.

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Ragazzi punk negli anni ’70.

Pian piano, scoprii che essere punk trent’anni dopo il punk non funzionava più di tanto. Pur non avendo mai perso la vena ribelle e l’amore per quella musica, mi sono data una calmata. Non ho buttato le magliette dei Ramones e dei Sex Pistols, tanto meno il mio gilet DIY dei Clash! Il punk è tante cose, ma è stato un movimento giovanile come tanti altri, ed è presto diventato moda. C’è un meccanismo perverso, nelle correnti giovanili, che fa sì che si estinguano non appena raggiungono un grosso numero di persone. Anche il punk, rassegnamoci, è ormai morto e sepolto.

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Qui e in copertina, That’s so Punk!, fotografie di Manolo Campion per V Magazine

Nel bene o nel male, qualcosa è però sopravvissuto: la moda punk. E per moda intendo proprio magliette bucate, calze a rete, anfibi con la punta di metallo e il mitico chiodo con le borchie. Responsabili di tutto ciò gli stilisti, Viviene Westwood, su tutti.

Vivienne Westwood è il punk fatto persona: dopo gli studi in moda e oreficeria, conosce Malcom McLaren, l’inventore e manager dei Sex Pistols, con cui apre il celeberrimo Sex e di fatto contribuisce e creare lo stile destinato a cambiare un’epoca.

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L’articolo di Harper’s Bazaar dedicato a Vivienne, l’ultima punk rimasta.

Il punk è innanzitutto uno stile di vita: indossare un chiodo Burberry da 2500 sterline non significa essere punk. Certamente, questo stile può però influenzare il nostro look o il nostro OOTD. Come?

Monday Sucks: Punk is dead

 

I pantaloni tartan (Vivienne Westwood) sono un must nella scena punk, così come il chiodo di pelle (vintage), rigorosamente personalizzato con borchie e patch dei gruppi più amati. Immancabili le maglie dei gruppi (Amazon), meglio ancora se sdrucite e bucate. Le ladies punkabbestia non rinunciano alla gonna animalier (Altuzarra), al top a rete (Boohoo) o a un minidress in pelle (MM6 Maison Martin Margiela). Gli accessori sono aggressive, persino il portachiavi (Burberry). A completare ogni look, clutch con le spille (Saint Laurent), anello con il teschio (Alexander McQueen) e gli irrinunciabili anfibi (Saint Laurent).

#GOALS: Zadie Smith

Cara Zadie, sediamoci un attimo. Mi sembra che Madre Natura abbia leggermente esagerato facendoti contemporaneamente il dono della scrittura e quello dello stile. Non ti sembra di stare a esagerà? Questo è quello che penso ogni volta che vedo Zadie Smith, scrittrice inglese di origini giamaicane considerata una delle più brillanti promesse della letteratura. Il suo stile è evidentemente caratterizzato dalle sue origini africane, ma rispecchia la sua identità cosmopolita e multiculturale. I suoi pezzi forti sono i colori accesi, le stampe e i bellissimi turbanti con cui spesso accessoria i suoi ricci. Io la amo.

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Super glamour il tubino con stampe batik, portato con una pochette a mano blu elettrico. Ottima anche la scelta del rossetto ciliegia.

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MERAVIGLIA nell’abito color-block con gonna a ruota e tasconi.

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Bellissima anche con le treccine, la gonna longuette a stampa geometrica abbinata ad una blusa con maniche svasate, tracollina in pelle e décollétes bianche.

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Con il marito Nick Laird, Zadie indossa una gonna a ruota bianca, portata con un golf rosa baby e clutch Olympia-Le-Tan. Fantastici anche gli accessori!

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Radiosa nel minidress in chiffon rosso. Pazzesco l’abbinamento con i sandali in raso bluette e gli accessori (borsa e orecchini) giallo limone.

Speciale: Parigi, la magnifica

Questo articolo era programmato per lunedì 16 novembre. Quando l’ho scritto, non immaginavo l’enormità degli eventi che avrebbe colpito Parigi, la Francia e l’Europa intera nella serata di venerdì 13 novembre. Questo articolo viene pubblicato in via del tutto eccezionale oggi, come piccolo omaggio ad una città magnifica. Come sapete, Wasteland Fashion non si occupa né di attualità, né di politica, né di relazioni internazionali. Io mi occupo di moda, e la moda è cultura, e la cultura è il traino che porta fine all’odio, ai massacri e alle violenze. Spero che in questa giornata di lacrime e dolore, questo articolo vi strappi un sorriso e vi faccia pensare alla Parigi migliore, quella che forte del suo magnifico passato e luminoso futuro, sa rialzarsi e pensare alla pace. #PorteOuverte #PeaceOnEarth

Nel mio post sulla settimana della moda ho già accennato alla mia ossessione per la Francia e, in particolare, per Parigi. Credo sia senza alcun dubbio la città più bella del mondo: non solo per il solito stereotipo vado-in-bicicletta-con-la-baguette-sotto-l’ascella-mentre-suona-una-fisarmonica, ma anche perché è un luogo di una storia e di una bellezza che non hanno pari. A Parigi hanno vissuto i miei artisti preferiti, sono successe cose incredibili, sono custoditi incredibili tesori d’arte. L’immagine che mi si forma in testa quando penso a lei (perché è una città indubbiamente femmina) è la Parigi degli anni Sessanta, in pieno fermento rivoluzionario. Penso al bellissimo À bout de souffle, film di Jean-Luc Godard del 1960, allo charme di donne come Jean Seberg, Jane Birkin, Brigitte Bardot, Anna Karina. Di queste donne ho sempre ammirato lo stile inconfondibile. È difficile definirlo in poche righe, ma l’eleganza di una semplice maglia a righe e di un paio di pantaloni blu hanno pochi eguali nel mondo della moda.

Qui e in copertina, Une journée à Paris, fotografie di Yin Chao, styling di Fan Xiaomu & Gugu, Harper's Bazaar China, Ottobre 2012

Qui e in copertina, Une journée à Paris, fotografie di Yin Chao, styling di Fan Xiaomu & Gugu, Harper’s Bazaar China, Ottobre 2012

È veramente un mistero come le parigine riescano ad avere uno stile così inconfondibile senza applicarsi molto. Dopotutto la nonchalance e la negligence sono abitudini coltivate tra gli arrondissements sin dall’epoca dei Classiques seicenteschi, che facevano a gara a chi si mostrava più galante nei salotti culturali. Parlando di haute couture, poi, è indiscusso che Parigi faccia scuola. Accanto ai grandi nomi che non sto nemmeno qui ad elencare, si affacciano nuove proposte veramente interessanti. È il caso della giovane designer Laura Sfez, con la sua magnifica linea L’école des femmes. I suoi abiti trasudano Parigi in ogni orlo, trama, tonalità, dai raffinati abiti dalla linea anni ’40 alle modernissime T-shirt statement. Laura, poi, è il prototipo della donna francese: colta, sensuale, intelligente, un po’ ribelle, forte. Così come la sua città.

Speciale: Parigi, la magnifica

 

Cazzo mi metto: Speciale Halloween!

Halloween è una delle mie feste preferite. Non solo perché l’epica festa di Mean Girls è scolpita eternamente nella mia memoria, ma anche perché per una volta all’anno mi sento socialmente legittimata a vestirmi di nero e comportarmi da sociopatica.
Se siete stat* invitat* ad una festa dell’ultimo minuto e non avete idea di come vestirvi, ecco qui tre fantastiche proposte con abiti e accessori facilmente reperibili negli armadi di madri/sorelle/zie/nonne. Potete scegliere tra:
1. Il look da gatta(ra) un po’ fetish un po’ hipster
2. Il look da assatanata
3. L’epico look da Crudelia De Mon con pelliccia ecologica

Buon Halloween a tutt*!

Cazzo mi metto: Speciale Halloween 1

 

Cazzo mi metto: Speciale Halloween 2

 

Cazzo mi metto: Speciale Halloween 3

 

Cose fiche che non i soldi per comprare: Il cappotto a vestaglia

Il cappotto a vestaglia mi ha sempre fatto un po’ gola, conscia che l’effetto accappatoio del centro sportivo di Quarto Oggiaro è dietro l’angolo. È un capo evergreen, con una splendida allure da diva degli anni ‘Cinquanta (date un’occhiata alle bellissime foto di moda di quegli anni, altro che street style e Chiara Biasi). Io sono del parere che acquistare un cappotto significa stringere un patto d’amore sempiterno con un capo che vi durerà anni, quindi non pensiate di acquistare qualcosa che possa passare di moda! È una regola che vale per tutti i modelli: non temete, buttatevi! Sono bellissimi!

Cose fiche che non ho i soldi per comprare: Il cappotto a vestaglia